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Si è tenuta la scorsa domenica 22 aprile, presso la sede della Pro Loco di Soverato e sede del costituendo Museo della Ferrovia Jonica, al primo piano della stazione FS soveratese, la presentazione del libro "I Ragazzi della Fiumarella". Un'opera da alcuni mesi ben nota in Calabria e non solo, dedicata alle 71 vittime del tragico incidente ferroviario avvenuto alle porte del capoluogo di regione, sulla ferrovia Catanzaro - Cosenza delle allora Mediterranee Calabro Lucane, il 23 dicembre 1961. Un libro, pensato, letteralmente costruito tassello su tassello, pagina per pagina dal nostro amico Giovanni Petronio di Decollatura, con il quale abbiamo condiviso e continuiamo a condividere le battaglie per il rilancio della Ferrovia Catanzaro - Cosenza. Un libro difficile, che racchiude al suo interno la responsabilità di ricostruire una tragica vicenda che, anno dopo anno, stava scomparendo dalle memorie della popolazione calabrese: ma mentre l'autore ricostruiva con grandi difficoltà le vicende e le vite delle 71 vittime, in gran parte giovanissime, allo stesso tempo l'impostazione storica del libro, finanche nelle più impercettibili sfumature, è stata attentamente studiata affinchè non venisse lesa la sensibilità di nessuno: superstiti, parenti delle vittime, parenti di coloro che potrebbero (e si sottolinea "potrebbero") aver causato il tragico fatto. 
Ma per conoscere a grandi linee cosa accadde quel terribile giorno, consigliamo una lettura per iniziare alla pagina wikipedia dedicata proprio a questo incidente e, ovviamente, consigliamo vivamente di leggere questa a dir poco "incredibile" opera di Giovanni Petronio: opera che se non fosse stata realizzata oggi, probabilmente tra qualche anno sarebbe stato definitivamente impossibile ricostruire le memorie storiche.
Dopo queste dovute premesse, passiamo ad una breve sintesi dell'iniziativa di domenica scorsa, organizzata in collaborazione tra l'Associazione Ferrovie in Calabria e la Pro Loco di Soverato. Il dibattito, moderato dall'amico giornalista Rai ed oggi presidente della pro loco soveratese, Pietro Melia, dai relatori previsti in scaletta, ovvero il Prof. Ulderico Nisticò (storico soveratese), Roberto Galati (presidente dell'Associazione Ferrovie in Calabria) ed ovviamente l'autore del libro, Giovanni Petronio, si è esteso anche ad alcune importanti figure del territorio soveratese e non, che hanno presenziato all'importante iniziativa: ci riferiamo all'amico Natale Giaimo, sindacalista, appassionato e Capo Stazione di Ferrovie della Calabria, il Generale Pasquale Martinello, ed il supersiste del tragico incidente, Emanuele Panucci, al quale dedicheremo tra qualche rigo un riassunto della sua agghiacciante ricostruzione del deragliamento. Sono intervenuti anche il Presidente dell'UNPLI Catanzaro, Vitaliano Marino, e la Referente di Slow Food Calabria, Marisa Gigliotti. 
Ognuno ha dato un grande contributo storico/culturale all'evento, iniziando dal Prof. Ulderico Nisticò che ha ricostruito la funzione sociale rivestita dalla ferrovia in genere all'interno del territorio calabrese, contribuendo al suo sviluppo economico ed anche culturale (con la nascita della categoria sociale dei ferrovieri, divenne per la prima volta possibile far studiare tantissimi calabresi, figli proprio del personale ferroviario, beneficiario di uno dei rari stipendi fissi nei primi del 900). Sulla stessa linea anche noi di Associazione Ferrovie in Calabria, che abbiamo ribadito l'importanza soprattutto odierna del trasporto su ferro, come mezzo di trasporto dagli elevatissimi standard di sicurezza ed a basso impatto ambientale, senza contare che un serio trasferimento dalla strada alla ferrovia di persone e merci, consentirebbe di ridurre in modo considerevole l'incidentalità stradale che ogni anno causa circa 3000 vittime in tutta Italia. Chiaramente, rimanendo in tema con il libro presentato, abbiamo rimarcato la nostra battaglia che va avanti da anni, legata al ripristino integrale della Ferrovia Catanzaro - Cosenza, via di comunicazione insostituibile per i territori del savuto e del reventino, e ad un non più rinviabile upgrade tecnologico (finalmente finanziato proprio alcuni mesi fa) per portare questa tratta ferroviaria agli stessi standard di sicurezza della rete nazionale di RFI, attraverso l'installazione di sistemi di supporto alla condotta/controllo marcia treno. 
Su queste tematiche è intervenuto anche Natale Giaimo, ricordando le sue istanze proprio relative alla sicurezza sulle reti ferroviarie ex "concesse", in primis ovviamente Ferrovie della Calabria: gli attuali standard sono comunque molto alti, considerando che la circolazione dei treni sulla Catanzaro - Cosenza è gestita tramite Comando del Traffico Centralizzato, ma sistemi di "annullamento" dei seppur rarissimi errori umani, già da anni installati sulle linee RFI e sui convogli su di esse circolanti, porterebbe al top i livelli di sicurezza anche sulla linea a scartamento ridotto tra le due importanti città calabresi. 
Il Generale in pensione Pasquale Martinello, si è invece concentrato su un excursus storico legato agli utilizzi bellici durante la II Guerra Mondiale della rete ferroviaria calabrese, in particolare della linea Jonica, ricordando in prima persona, anche in questo caso, l'importanza della ferrovia in Calabria sia in periodo di pace che, purtroppo, anche di guerra.

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Avviandosi verso la conclusione dell'iniziativa, rotta la ben comprensibile emozione iniziale, è stata la volta dell'intervento del superstite Emanuele Panucci, che ha raccontato minuto per minuto tutto ciò che ricordava di quel terribile giorno. Il sig. Panucci all'inizio del viaggio sul convoglio deragliato sul viadotto della Fiumarella, si trovava proprio sulla rimorchiata RA 1006: successivamente scese e salì sull'automotrice di testa, la M2.123, per recuperare alcuni libri e lì, per sua fortuna, ci rimase. I viaggiatori dell'automotrice iniziarono a notare che qualcosa non andava, nella galleria precedente al viadotto dell'incidente: il convoglio iniziò a prendere velocità, correndo in modo innaturale. Scoppiò il panico: tutti iniziarono ad urlare al macchinista di frenare, ma a quanto pare non ci riuscì. Arrivati sullo stretto viadotto in curva, il sig. Panucci, dai vetri della porta di testa dell'automotrice, vide il rimorchio oscillare verso il lato interno del ponte, rimettersi in piedi, e poi sparire sul lato opposto. Contemporaneamente sull'automotrice si sentì un violento strattone. Il gancio si era purtroppo spezzato, ed in quei secondi il rimorchio precipitava da 40 metri di altezza sul greto della Fiumarella. Al termine del ponte, l'automotrice riuscì a fermarsi: in 7 scesero da essa, tra cui Emanuele Panucci, e si precipitarono sotto il ponte a soccorrere i superstiti a bordo di quel che restava della rimorchiata. Uno strazio indescrivibile. 
I soccorsi giunsero dopo un tempo che il sig. Panucci non ricorda, ma dalle cronache pare arrivarono con la stessa automotrice che proseguì per Catanzaro Città proprio per caricare i soccorritori, che diversamente in quel luogo impervio non ci sarebbero potuti arrivare. 

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Un lungo applauso e tanta commozione è seguita al racconto di Emanuele Panucci, e la parola è passata all'autore del libro, Giovanni Petronio. Il senso di responsabilità e di salvaguardia della memoria della propria comunità di Decollatura, quella che vide il maggior numero di giovanissime vittime in questo incidente, lo ha spinto ad intraprendere questo ciclopico ed allo stesso tempo certosino lavoro. La ricostruzione delle vite dei veri e propri martiri del pendolarismo, da promettenti studenti di un'Italia che da poco usciva dalla guerra, a lavoratori con il loro tanti doni per l'imminente Natale, ha in un certo senso fatto rivivere dopo quasi 60 anni quelle 71 persone fino oggi vergognosamente ed ingiustamente semi-dimenticate. La lettura finale di un passo del libro, dedicato al giovane studente Ilario Audino, promettende figura politica che si batteva per l'uguaglianza sociale ed i diritti dei cittadini, con tantissima commozione, ha avviato l'iniziativa verso la conclusione, al termine della quale è intervenuta, come anticipato, l'Arch. Marisa Gigliotti, originaria di Serrastretta, che ha rimarcato l'infinita bellezza di un percorso ferroviario ingiustamente dimenticato nei decenni, che potrebbe rappresentare un grande volano di sviluppo territoriale turistico, oltre che per la mobilità pendolare. 
Durante il dibattito si è ovviamente discusso anche di responsabilità dell'incidente, reali o presunte, ma come sempre specificato dal nostro amico Giovanni Petronio, pesando sempre ogni parola per non ledere la dignità di chi uno dei più gravi incidenti ferroviari italiani lo ha vissuto di persona. Quel che è certo, è che ancora oggi molti interrogativi rimangono inevasi: si è trattato di errore umano, o di malfunzionamento all'impianto frenante del convoglio? Forse non lo sapremo mai, ma tante altre vicende antecendenti e successive all'incidente, come annunciato dall'autore del libro, che ancora una volta ringraziamo per averci donato questa grande opera e per aver ridato vita, in un certo senso, a chi la vita l'ha persa in questo modo straziante ed assurdo, verranno dettagliatamente affrontate in una seconda pubblicazione, in corso di redazione. 

Fotografie di Giuseppe Leuzzi e Maria Palazzo - www.ferrovieincalabria.it

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A tutti gli amici che quotidianamente ci seguono sul sito, sulla pagina e gruppo Facebook, a tutti i nostri associati...possa giungere un grande augurio per una Serena Pasqua ed una felice Pasquetta!

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Il progetto scuola-ferrovia, promosso dall'Associazione Ferrovie in Calabria, ha fatto tappa presso un nuovo Istituto scolastico calabrese, l'IC Gaetano Cistaro di Guardia Piemontese. La proposta formativa, volta a sensibilizzare i giovani verso tematiche sempre più attuali come l'ecosostenibilità e il rispetto per l'ambiente, ha coinvolto gli studenti del centro guardiolo in un viaggio alla scoperta del patrimonio ferroviario territoriale a bordo del treno storico della Sila.

L'iter progettuale, strutturato in due moduli, ha avuto inizio con un incontro propedeutico all'uscita didattica, nel corso del quale i membri della nostra Associazione hanno incontrato i ragazzi per approfondire le peculiarità del panorama ferroviario calabrese. Un affondo è stato chiaramente riservato al treno d'epoca, inteso come bene archeologico industriale e imprescindibile tassello della cultura materiale regionale. Il dibattito, inoltre, ha anche interessato la problematica del trasporto sostenibile, discussa dall'Associazione anche alla luce della recente convenzione stipulata con il FAI (Fondo Ambiente Italiano).

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Precisamente in merito a quest'ultimo tema, i partecipanti hanno avuto modo di approfondire la biosfera del Parco Nazionale della Sila, scoprendo la singolarità della sua flora e fauna. Al termine dell'appuntamento i ragazzi, forti di quanto appreso, hanno affrontato con maggiore consapevolezza l'uscita in treno tenutasi il giorno successivo, durante la quale hanno potuto esperire in prima persona quanto appreso in classe. Effettivamente gli studenti non solo hanno constatato attivamente il valore culturale rivestito dalla storica ferrovia silana ma anche l'importanza della mobilità a impatto ambientale ridotto.

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Questo aspetto è diventato, successivamente, argomento di discussione nel corso della visita che la scolaresca ha svolto presso il Centro Visite del Cupone dove, in compagnia dei carabinieri del Corpo Forestale, ha visitato i percorsi faunistici e il museo naturalistico. Prima di rientrare i piccoli partecipanti hanno avuto modo di esprimere il loro entusiasmo per la giornata appena vissuta, anche attraverso la produzione di un elaborato artistico che hanno donato ai membri di Ferrovie in Calabria in ricordo dell'esperienza vissuta.

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Ancora una volta il progetto scuola-ferrovia ha perseguito l'obiettivo di aiutare le nuove generazioni a riappropriarsi di un pezzo fondamentale della identità culturale di appartenenza, con il fine di renderle parte attiva nella tutela del patrimonio culturale e naturalistico territoriale. Per questa ragione l'Associazione Ferrovie in Calabria raggiungerà prossimamente gli studenti di altri Istituti calabresi per iniziare un nuovo percorso educativo e sbuffare, insieme a loro, verso nuovi orizzonti.

Antonio Cosentino

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Reggio Calabria, 15 marzo 2018. Dopo qualche giorno di organizzazione, presi sempre tra mille impegni lavorativi e di studio, con l'amico Piero Minei riusciamo a concretizzare quelle due ore di salto indietro nel tempo "ferroviario", che mai immaginavamo essere così affascinante e ricco di dettagli storici: ci riferiamo ad una intervista, dedicata al Maestro Vincenzo Morabito, classe 1927, uno degli ultimi veterani di una ferrovia ormai quasi dimenticata, e rievocata solo nei bellissimi treni storici della Fondazione FS. 
Con Piero raggiungiamo in auto casa di Vincenzo e della moglie, nel quartiere Archi di Reggio Calabria. Vincenzo abita a poche centinaia di metri dalla stazione omonima. Appena arrivati, davanti a noi sfreccia un InterCity proveniente da Roma Termini, composto dalle totalmente rinnovate vetture UIC-Z in nuova livrea IC, spinte da una E401, le praticamente nuove locomotive monocabina derivate dalle E402A, e destinate ai Servizi Universali di Trenitalia. Un curioso benvenuto con gli ultimi arrivati in casa Trenitalia, in occasione di un incontro con un ex ferroviere... che di Trenitalia forse non ne ha mai sentito parlare!
Entriamo, pochi gradini e siamo in casa di Vincenzo (91 anni, e a parte qualche acciacco, per niente dimostrati!), calorosamente accolti da lui e la moglie. Ci accomodiamo nel loro salotto, e sul tavolo troviamo ad attenderci tre fotografie che, davvero come fossero una macchina del tempo, ci riportano ad epoche di cui ormai neanche si accenna quasi più.
Non c'è stato neanche bisogno di iniziare con una prima domanda legata all'assunzione: Vincenzo Morabito ci racconta che quelle tre fotografie sono state scattate al Deposito Locomotive di Catanzaro Lido - o meglio, come lui giustamente la definisce in coerenza con l'epoca, "Catanzaro Marina" - assieme alla vaporiera 625 436, una "Signorina", così come venne soprannominato questo gruppo di locomotive a vapore per la propria eleganza e agilità. 
Vincenzo è stato assunto dalle Ferrovie dello Stato l'1 novembre 1954, anno a cui risalgono le tre storiche fotografie, e diventa aiuto macchinista dopo 8 mesi di corso, sempre a Catanzaro Marina, assieme ad altri 26 futuri colleghi macchinisti. I primi quattro anni di servizio, li trascorre quindi quasi esclusivamente sulla Ferrovia Jonica, alla condotta di locomotive a vapore con ogni genere di servizio: dallo storico Rapido notturno Villa San Giovanni - Bari Centrale, passando per i tantissimi e pesanti treni merci, che richiedevano la spinta in coda tra San Leonardo di Cutro ed Isola Capo Rizzuto, per superare la ben nota rampa di Cutro. Con il rischio asfissia sempre dietro l'angolo, specie per i macchinisti della locomotiva di coda, all'interno della lunga Galleria di Cutro. Una curiosità, che può stimolare alcune ricerche: Vincenzo ci segnala che, tra il 1954 ed il 1958, sulla linea Jonica vennero utilizzate per la trazione dei treni merci anche alcune locomotive a vapore del gruppo 476, macchine di costruzione tedesca ed austriache ricevute dall'Italia come risarcimento danni post - Prima Guerra Mondiale. In ogni caso, non si trattava, da quanto ci ha raccontato il nostro veterano, di locomotive dalle grandi prestazioni e affidabilità: le migliori, a suo dire, rimanevano comunque le italiane 625 e 740, nel giro di pochi anni comunque sostituite dalle prime locomotive diesel-elettriche D341. La Ferrovia Jonica, da trent'anni indietro su praticamente tutto per quanto riguarda il materiale rotabile, ai tempi fu una delle prime linee ferroviarie d'Italia a ricevere una consistente dotazione di locomotive diesel in sostituzione delle vaporiere che, in alcune aree del Nord Italia, continuarono a circolare in servizio ordinario fino ai primi anni '70! 
Vincenzo, senza che gli si ponga alcuna domanda, ci racconta anche dettagliatamente la vita ferroviaria di una linea Jonica oggi irriconoscibile, con ogni stazione abilitata alle spedizioni a carro, continuamente servite da treni raccoglitori che prelevavano i carri carichi in partenza e distribuivano quelli vuoti e/o carichi da scaricare. 
Nel 1958 si riavvicina a casa, venendo trasferito al Deposito di Reggio Calabria. E' qui che inizia ad alternare i servizi a vapore con quelli elettrici lungo la Ferrovia Tirrenica, fino a S.Eufemia Lamezia (così come lui ancora definisce l'odierna Lamezia Terme Centrale!) e Paola, a bordo delle mitiche E626. 

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Ed a proposito di E626, Vincenzo ci ha raccontato un aneddoto relativo ad un incidente ferroviario che gli capitò in prima persona, per fortuna senza conseguenze serie per nessuna delle persone coinvolte. 
Era il 28 dicembre del 1958 in piena notte e con forte maltempo, e Vincenzo assieme ad un collega era alla condotta di una E626 in testa ad un lungo treno merci proveniente da Nord. Percorsa tutta la ferrovia Tirrenica via Tropea (ai tempi la "Direttissima" via Mileto non esisteva!), all'ingresso del posto di movimento Medma, si ritrovarono il segnale di protezione dell'impianto posto a via impedita. Anche in questo caso, Vincenzo non immagina quale testimonianza storica ci abbia regalato, poichè il Posto di Movimento Medma, probabilmente poco o per niente noto anche ai più appassionati di treni e ferrovie calabresi, venne soppresso nel 1971, ai tempi della costruzione della nuova linea a doppio binario tra Rosarno ed Eccellente via Mileto. Il PM Medma si trovava infatti poco più a nord della stazione di Rosarno, poco prima dell'attraversamento sul fiume Mesima. Il raddoppio del binario della nuova linea,praticamente inglobò a sè questo impianto che, ovviamente, sparì definitivamente. 
Tornando al racconto di Vincenzo, una volta fermati davanti al segnale di protezione di PM Medma, e trascorsi più di dieci minuti senza alcuna informazione, iniziarono a sospettare semplicemente che...il Capostazione si fosse addormentato (o meglio, come simpaticamente ha esclamato Vincenzo, "accamora è chi dormi!")! Ma il tempo per pensare divenne ben poco quando, improvvisamente, si trovarono davanti al loro treno due fari che si avvicinavano pericolosamente: un altro convoglio gli stava piombando addosso! Immediatamente Vincenzo ed il suo aiuto macchinista abbandonano il locomotore, ed anche i macchinisti del convoglio in arrivo si accorsero chiaramente di quanto stava accadendo, azionando la frenatura rapida e scappando all'interno del corridoio del locomotore (un altro E626), in direzione della cabina posteriore, per evitare il più possibile gli esiti funesti di un quasi certo impatto. 
Così fu: con gran fragore i due E626 si scontrarono ed a causa dell'urto alcuni carri, probabilmente a cassa in legno, letteralmente esplosero ricoprendo Vincenzo ed il suo aiuto di pomodori ed altre verdure contenute all'interno dei vagoni! Per fortuna anche gli altri due macchinisti, che si scoprì stessero conducendo un altro treno merci, non ebbero gravi ripercussioni. Dopo pochi minuti giunse correndo un manovale del PM Medma, che si sincerò delle condizioni di salute del personale coinvolto nell'incidente e comunicò proprio quanto sospettato da Vincenzo: il Capo Stazione si era addormentato. Peccato però che, in seguito, si scoprì che il sistema di Blocco venne indebitamente manovrato proprio dal manovale, dando il via libera al treno merci che si scontrò con il convoglio di Vincenzo... 

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Ma un'altra grande testimonianza del nostro maestro 91enne, è quella relativa alle campagne ortofrutticole che dagli anni '60 fino ai primi anni '90 rappresentarono un'eccellenza del trasporto ferroviario merci italiano: ci riferiamo alle decine di treni merci di carri Interfrigo che partivano da Sicilia, Calabria e Puglia, verso le più disparate destinazioni nord europee, fino in Norvegia, Svezia, Danimarca... 
Vincenzo ricorda i lunghissimi convogli merci che originavano da Policoro e Spezzano Albanese (da quest'ultima stazione ricorda in particolare il carico di pesche), con carri che in alcuni casi raggiungevano direttamente le sedi delle società produttrici di prodotti ortofrutticoli, tramite carrello stradale, per essere caricati in loco. Oppure analoghi convogli che con tonnellate di uva da tavola partivano dalla Puglia, compresi alcuni scali delle Ferrovie del Sud Est: anni d'oro non solo per il trasporto merci su rotaia, ma anche per la stessa agricoltura del Sud Italia. 
La lunga carriera di Vincenzo termina con la pensione nell'ormai lontano 1986: ai tempi, ancora una ferrovia imparagonabile a quella odierna. Una ferrovia che era praticamente una seconda famiglia, per un ferroviere. Emblematico quanto sostenuto da Vincenzo: "un ferroviere, in qualsiasi stazione dalla Sicilia fino alla Valle d'Aosta, era come a casa: anche se il tuo collega per esempio trentino non lo conoscevi e lui non conosceva te, era come se fosse un tuo familiare. La disponibilità era assoluta, ed all'interno delle aree ferroviarie nessuno ti faceva mai mancare nulla"

E' difficile comunicare, ancora di più in un articolo, la sensazione provata ad ascoltare questi aneddoti di vita lavorativa, e non, di Vincenzo Morabito: forse non è neanche corretto parlare di "salto indietro nel tempo", ma è un po' come se quel passato ormai relegato a libri ed articoli di riviste ferroviarie, fosse stato in realtà davanti a noi, qualche giorno fa. E del resto, così è stato: abbiamo sentito parlare come fosse ieri della condotta di vaporiere 625, 476, 740, ed abbiamo chiesto a Vincenzo cosa pensasse delle moderne locomotive elettroniche come le E402/E403. La sua risposta è stata: "mai sentito parlare di questi gruppi: io ho condotto negli ultimi anni le E444 e le E656... il Caimano, la più affidabile locomotiva che io abbia mai conosciuto, ma poi mi sono pensionato. Mi ricordo un po' l'ETR450, il Pendolino...". 
Ma del resto, sarebbe stato assolutamente riduttivo chiedere i soliti pareri e confronti tra il materiale rotabile di una volta e quello odierno. Semplicemente, per Vincenzo, dalla E444 (quella originale, nemmeno trasformata in E444R!) in poi non esiste più nulla! Frecce, Alta Velocità, nulla di tutto ciò: grandissimo rispetto per una persona d'altri tempi, che per tutti noi rappresenta un grande patrimonio umano e sociale. Ma non solo per i suoi ricordi ferroviari, con testimonianze ormai difficilissime da rintracciare in persone viventi: Vincenzo è un patrimonio umano, dai modi di fare, di parlare, di considerare il proprio lavoro ed il rispetto per il prossimo, lontano anni luce dallo status della società odierna. Nei racconti di Vincenzo abbiamo potuto percepire un'infinita passione per il proprio lavoro, ed una vera e propria devozione per quella che, come abbiamo già avuto modo di dire, non era una "impresa ferroviaria", ma appunto una grande famiglia interconnessa in ogni angolo della nazione, magari anche costosa per le casse dello Stato, ma che in ogni caso ha ricostruito da zero l'economia e la società italiana nel dopoguerra, con particolare riferimento al Mezzogiorno d'Italia. 
Grazie di cuore Vincenzo...ed al prossimo incontro! 

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Il Treno della Magna Grecia cresce. E tanto, se consideriamo che, per il momento, si tratta di un'iniziativa limitata ad una, massimo due volte all'anno. Dai circa 20 partecipanti di due anni fa, con l'iniziativa dedicata alla visita al Museo Archeologico di Locri, fino agli oltre 40 di oggi, con l'evento dedicato al complesso museale di Kaulon ed alla bellissima Stilo. 
Queste iniziative, organizzate in occasione del Mese/Giornata delle Ferrovie Dimenticate promosso dalla Cooperazione per la Mobilità Dolce, vengono svolte sul versante jonico calabrese con l'intento di valorizzare la linea ferroviaria Jonica che dal 1875 unisce Taranto con Reggio Calabria, anche per finalità turistiche. Con un potenziale enorme, se consideriamo che gran parte dei siti archeologici jonici, si trova a pochissima distanza dai binari da poco rinominati in via ufficiale Ferrovia della Magna Grecia! Dal museo di Locri Epizefiri, passando per gli scavi archeologici di Sibari e museo, Kaulon ed il relativo museo a Monasterace, Museo e Parco archeologico nazionale di Scolacium a Roccelletta di Borgia, la Villa Romana a Casignana, e tanto altro: tutto a perfetta...portata di treno, o treno + pochi km di autobus.
Nella giornata odierna, l'evento è stato promosso da associazioni ormai veterane nell'ambito della valorizzazione dei beni archeologici e culturali della nostra regione, ed anche dello sviluppo della mobilità dolce: la sezione Italia Nostra di Crotone (coordinata dalla nostra socia onoraria Teresa Liguori), Gruppo Archeologico Krotoniate diretto da Vincenzo Fabiani, il Gruppo Archeologico Paolo Orsi di Soverato diretto da Angela Maida...ed ovviamente l'Associazione Ferrovie in Calabria che ha curato l'organizzazione logistica degli spostamenti in treno ed in autobus. Presente assieme al gruppo, il nostro grande amico giornalista di RTC ed appassionato di treni, Manuel Soluri.

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Proprio in treno, è stata raggiunta la stazione di Monasterace - Stilo da Crotone, Catanzaro Lido e Soverato, con i treni Regionali 22625 Sibari - Catanzaro Lido e 3667 Catanzaro Lido - Reggio Calabria Centrale, con arrivo a Monasterace - Stilo alle 10.13. Altri partecipanti sono giunti anche da Roccella Jonica. Ottimo viaggio a bordo del nuovissimo ATR 220 Swing di Trenitalia da Catanzaro Lido a Monasterace, dove all'arrivo della comitiva era pronto l'autobus di Audino Viaggi di Locri, che ha accompagnato il gruppo a visitare il Museo ed il Parco Archeologico dell'Antica Kaulon. Un ringraziamento è d'obbligo alla Direzione Passeggeri Regionale di Trenitalia che, informata per tempo della presenza della nutrita comitiva, ha rinforzato la composizione del Regionale 3667 grazie all'effettuazione di questa corsa tramite ATR 220.
Giunti al museo, l'attenta ed appassionata guida del Professore Francesco Cuteri, ci ha riportato nell'Antica Grecia: non una semplice e spesso sterile descrizione dei reperti esposti, ma una vero e proprio salto nel passato, tra mito e realtà storica, intrecciato con nozioni legate alle modificazioni geografiche, nei secoli, del territorio su cui sorgeva l'antica Kaulon. Con il Professore Cuteri, peraltro, torneremo presto su un argomento ferroviario, tentando di ricostruire grazie alla sue enorme conoscenza, la storia della antica ferrovia borbonica che collegava Bordingiano (località nei pressi di Stilo) con Monasterace Marina, quando ancora non esisteva neppure la Ferrovia Jonica. Una linea ferroviaria decauville, per esclusivo trasporto merci, le cui uniche (o quasi) vestigia periodicamente tornano a spuntare...in fondo al mare! Ne vedremo delle belle...
Terminata la visita, sempre in bus abbiamo raggiunto il bellissimo agriturismo Villa Vittoria, dove si è svolto il pranzo, e nel pomeriggio il tour si è concluso con la visita della Cattolica di Stilo, degli adiacenti ruderi del Convento delle Clarisse, ed una piacevole passeggiata per i vicoli di Stilo, centro mantenuto in egregie condizioni di decoro, pulizia ed attrattività turistica. 

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Alle 17.40 il gruppo era di nuovo in stazione a Monasterace - Stilo: alle 17.44 si sarebbe dovuti ripartire alla volta di Catanzaro Lido e Crotone con il Regionale 22492 Locri - Catanzaro Lido, ma un per fortuna breve guasto al Blocco Conta Assi tra le stazioni di Caulonia e Riace ha purtroppo provocato una serie di ritardi a catena. Di fatto, però, nulla è cambiato nel programma del viaggio di rientro, considerando che il gruppo diretto a Crotone ha utilizzato fino a Catanzaro Lido il Regionale 3670 in ritardo di circa 40 minuti, giungendo a destinazione all'orario previsto da programma. Ma l'Associazione Ferrovie in Calabria, non certo scoraggiata da una maggiore permanenza in stazione...è rimasta fedele al programma iniziale, ripartendo con il Regionale 22492 effettuato con ATR 220 Swing, considerando anche che, un associato diretto a Badolato, non avrebbe avuto alternative all'utilizzo di questo treno poichè il precedente 3670 Reggio Calabria Centrale - Catanzaro Lido in ritardo, non effettua fermata in quest'ultima stazione. 
Un vero peccato: una prossima iniziativa analoga, magari il prossimo anno, poteva proprio essere dedicata al borgo - gioiello di Badolato Superiore. Ma mai dire mai, specie per quanto riguarda il ripristino integrale, a Badolato (centro abitato di circa 3500 abitanti), delle fermate di tutti i treni Regionali. Una battaglia che da tempo l'Associazione Ferrovie in Calabria porta avanti e che speriamo possa presto concretizzarsi.

Per adesso, prossimo appuntamento al bis dei "Treni della Magna Grecia", il prossimo 20 maggio, che per l'occasione diventeranno... "I Treni del Musaba"!: è in via di definizione, infatti, il programma per una nuova, storica iniziativa che coniugherà l'utilizzo del treno sulla Ferrovia Jonica e l'integrazione tramite bus, ad una visita presso il bellissimo Museo di Santa Barbara di Nik Spatari, in comune di Mammola.
E' questa la Calabria che vogliamo!

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