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Un importante stanziamento di quasi 75 milioni di euro si concretizza per la ferrovia Catanzaro - Cosenza di Ferrovie della Calabria: la Giunta regionale ha approvato, nella seduta di ieri 19 ottobre, su proposta dell’assessore alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, lo schema di convenzione tra Ministero, Regione e Ferrovie della Calabria, per la realizzazione degli interventi relativi al Decreto n.30 del 01.02.2018 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sulla linea ferroviaria a scartamento ridotto di proprietà regionale che collega le due città calabresi, attraverso i territori del Reventino e del Savuto, per un importo complessivo di 74 milioni e 860 mila euro. Nello specifico, le risorse verranno investite nell'adeguamento dei sistemi di sicurezza della circolazione dei treni, attraverso l'installazione di sottosistemi di terra, lungo la linea ferroviaria ed i corrispondenza dei segnali, e sottosistemi di bordo sul materiale rotabile. Di fatto, si tratterebbe dell'ormai non più rimandabile adeguamento agli standard di sicurezza nazionali (con la rete RFI come riferimento), grazie all'installazione di tecnologie come il Sistema Controllo Marcia Treno o il Sistema di Supporto alla Condotta, seppur siano ormai in fase di larga diffusione i più avanzati sistemi di blocco radio assimilabili all'ERTMS/ETCS presente sulle linee ferroviarie ad Alta Velocità europee, ma sempre più diffusi anche sulle reti convenzionali. Concretamente, per chi non è addentrato nelle tematiche di tecnica ferroviaria, questi sistemi consentono un monitoraggio in tempo reale della marcia del treno, sopperendo con la frenatura d'emergenza ad eventuali anomalie come il superamento di un segnale a via impedita o il superamento della velocità massima consentita dalla linea ferroviaria o dal materiale rotabile. Per i tanti piccoli comuni attraversati, ma una volta rinnovata e velocizzata l'intera linea anche per la mobilità tra i due capoluoghi, il mantenimento e il miglioramento della linea risultano di vitale importanza, in quanto l’utilizzo del treno rappresenta in molti casi il miglior mezzo di trasporto, anche in termini di tempi di percorrenza, sicurezza ed economicità. L’investimento verrà governato da Ferrovie della Calabria, Società di proprietà della Regione Calabria, a cui è anche in capo la gestione della stessa linea ferroviaria e del servizio di trasporto. Nel darne notizia la Regione evidenzia come si tratti di un investimento di estrema importanza che consentirà la gestione in sicurezza del trasporto ferroviario sulla linea di Ferrovie della Calabria in particolare nel tratto Catanzaro-Cosenza per cui è già in corso l’intervento  di messa in sicurezza dei movimenti franosi di Scigliano e Carpanzano, che consentirà di ripristinare la continuità della linea il cui servizio è interrotto oramai da diversi anni.

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Una ricorrenza purtroppo dimenticata: incredibilmente dimenticata. Ne conserva la memoria il nostro Socio Onorario Fedele Sirianni, Responsabile Sistemi di Gestione della Sicurezza di Ferrovie della Calabria srl, anche attraverso il suo interessante articolo (e soprattutto la rarissima documentazione storica da lui preservata) che pubblichiamo di seguito. Indubbiamente l'Associazione Ferrovie in Calabria si farà portavoce dell'istanza lanciata da Fedele Sirianni affinché, per lo meno attraverso una targa affissa nella stazione di Ferrovie della Calabria di Cosenza Centro, venga conservata la memoria delle in totale 70 vittime cosentine, tra cui 6 ferrovieri delle allora Mediterranee Calabro Lucane, ovvero le "antenate" delle attuali Ferrovie della Calabria. 
Buona lettura!

STAZIONE FERROVIE MEDITERRANEE CALABRO LUCANE DI COSENZA -12 aprile 1943-
ONORE AI FERROVIERI-

12 aprile 1943, ore 17.50 circa, due treni , la cui composizione è già formata, sono in attesa della partenza: uno, alla diramazione della stazione di Pedace, si dirigerà verso Rogliano, l’altro verso S.Pietro in Guarano.
Entrambi raccolgono i pendolari del lavoro: studenti, operai, professionisti, impiegati.
Saranno cinque, sei, settecento persone che, terminata la giornata, ciascuno nei suoi pensieri, si accingono al sospirato ritorno ed al meritato riposo.
E’ l’ora incerta della giornata: le ombre non sono ancora vicine ed il giorno è ormai lontano,
E’ l’ora nella quale i raggi del sole smettono di pungere; l’ora in cui – come in un caleidoscopio- i colori si fondono, si confondono, si attenuano, si inteneriscono in dolcissime, struggenti dissolvenze.
Per dirla con le parole di un grande: “è l’ora che volge al desio ed ai naviganti intenerisce il core”.
All’improvviso un urlo lacerante strazia l’aria.
Sono le sirene che, con il loro sinistro linguaggio, informano della situazione, di possibile pericolo imminente, ricordano a tutti lo stato di guerra nel quale una ciurma di barbari dell’umanità ha trascinato il mondo intero.
Si, si, è vero, sapevano tutti di essere in guerra, ma, almeno fino a quel momento, questa si era consumata lontano.
Nessuno si era mai domandato per chi suonava la campana; né mai si erano posti il problema che quella campana avesse potuto suonare per loro.
E così, com’era da sempre accaduto, nessuno (ma proprio nessuno) si mosse per raggiungere il più vicino rifugio antiaereo ad un centinaio di metri dalla stazione.
E si che era proprio vicino la galleria, che congiunge la stazione di Cosenza a quella di Cosenza Casali, situata al disopra della confluenza dei due fiumi: il macilento Crati e lo storico Busento.
A un tratto si stagliò, sfrecciando nell’opale del cielo, una simmetricamente perfetta formazione di 20 “fortezze volanti” B-24 del 376th HBG Bombardment Group della Royal Air Force.
Naso in aria, occhi volti all’insù, ci si limitò ad additarsele l’un l’altro; a commentare il rombo cupo dei motori; a ripararsi, col palmo della mano, dagli accecanti bagliori delle rifrazioni dei raggi del sole che battevano contro il metallo lucente dei mostri volanti.
La curiosità aveva avuto la meglio sulla paura anche perché la formazione sorvolò Cosenza e si diresse verso Nord.
Pericolo scampato, dunque.
Ora bisognava far presto a prendere posto sui treni, già in ritardo sulla partenza, anche se non era suonato il cessato allarme.
Ormai i mostri erano andati.
Il capostazione era pronto a far trillare il suo fischietto; il capotreno a suonare la sua cornetta d’ottone; il macchinista ad azionare lo stridulo fischio della locomotiva con gli stantuffi sbuffanti.
Ma più veloce di tutti fu il ritorno delle formazione degli aerei.
Ed ancora più rapidi furono i quattro, cinque, sei filari di bombe che si stagliarono fra cielo e terra.
Il tempo di un batter di ciglia, del fremito d’ali di farfalla e fu il caos!
Boati, fuoco, fumo, polvere, urla di uomini e di sirene…la desertificazione.
Diversi ferrovieri avevano cercato riparo all’interno delle “latrine”, quelle che oggi chiamiamo servizi igienici, un gabbiotto in muratura a pochi metri dall’ufficio movmento.
Al suo posto ora c’era una fossa colma di corpi straziati dei quali fu difficile la conta ed impossibile il riconoscimento; una bomba lo aveva centrato con millimetrica scrupolosità.
Perirono; il Capo Stazione Dirigente di 2° classe Manzo Salvatore, l’Applicato di Stazione di 1° Classe Piane Mario, il Manovratore Occhiuto Salvatore, i Manovali Aiello Giuseppe, Azzinnaro Oronzo e Locanto Raffaele.
Restarono feriti i ferrovieri; il Capo Stazione Dirigente Principale De Lorenzo Andrea, il Capo Stazione Dirigente Gualtieri Ferdinando, gli scritturali Ordinari Volpintesta Vincenzo e Guerresi Otello, i Manovratori Le Piane Umberto e DE Cicco Pasquale, il Manovale di Movimento Giordano Alfredo, il Conduttore di Scorta Marano Donato, i Frenatori Muto Francesco e De Rose Mario, l’ Operaio Qualificato Longo Antonio, l’Aiuto Operaio Muto Pasquale, il Guidatore Automotrici Avolio Luigi.
Il Capo Stazione Principale De Lorenzo al quale il bombardamento aveva amputato di netto il braccio destro che egli diceva di sentirselo ancora e lo toccava, toccando il nulla.

Fedele Sirianni
Storico delle Ferrovie Mediterranee Calabro Lucane

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In riferimento al servizio giornalistico mandato in onda da LaC News 24 a firma del giornalista Agostino Pantano e dedicato allo stato di abbandono e degrado delle Ferrovie Taurensi, l’Associazione Ferrovie in Calabria ritiene necessario diffondere alcune precisazioni. Sia ben chiaro, la finalità del servizio giornalistico in questione (ed in generale LaC News 24 si distingue da sempre per il proprio forte interesse nelle tematiche relative ai trasporti su rotaia), non può che essere positiva e condivisibile, in quanto contribuisce alla presa di coscienza collettiva relativa all’importanza di ridare una funzione ferroviaria a queste storiche strade ferrate che servono la Piana di Gioia Tauro, e soprattutto cercare di porre un freno al degrado ed ai fenomeni di vera e propria depredazione che imperversano lungo i binari e nelle stazioni.  
Non possiamo però non esprimere la nostra delusione, quando all’interno dell’articolo si cita il disinteresse da parte di tutti, la disillusione, addirittura si scrive che “Nessuno crede nella riapertura delle due linee che collegavano la costa all’Aspromonte” e che si tratta di patrimonio non censito.
Come si può? L’attività di sensibilizzazione che l’Associazione Ferrovie in Calabria sta portando avanti fin dal 6 giugno 2011, quando l’ultima “taurense”, la Gioia Tauro – Cinquefrondi, è stata sospesa all’esercizio, è una realtà quotidiana ormai da quasi 10 anni. Non solo: da oltre due anni, per contribuire e con forza alla salvaguardia di queste linee ferroviarie di proprietà regionale e gestite da Ferrovie della Calabria srl, è nato anche il “Comitato Pro-Taurensi”, con il quale esiste una salda attività di collaborazione e cooperazione nell’organizzazione di eventi pubblici di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e politica sul futuro delle Ferrovie Taurensi. E’ stata l’Associazione Ferrovie in Calabria ad organizzare cinque convegni dedicati alle Ferrovie Taurensi dal 2011 al 2014, è stata l’Associazione Ferrovie in Calabria assieme al Comune di S.Eufemia d’Aspromonte ed in particolare al Sindaco Domenico Creazzo, la Soprintendenza di Reggio Calabria e la sezione reggina di Italia Nostra, a salvare dalla demolizione lo storico ponte in ferro di S.Eufemia d’Aspromonte, con una battaglia che è passata agli annali della storia del trasporto su ferro calabrese, finendo addirittura sui media nazionali televisivi e radiofonici (già, le Ferrovie Taurensi le abbiamo fatte “finire” sul Tg1 e su Radio Radicale!). Assieme all’ex consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea, e con l’impegno dell’ex assessore alle Infrastrutture Roberto Musmanno, siamo riusciti ad evitare la sdemanializzazione delle Ferrovie Taurensi, attraverso apposita delibera di giunta regionale. Sdemanializzazione che, se si fosse realizzata, avrebbe portato al definitivo abbandono delle linee, che ad oggi non sono dismesse (come citato nel servizio di LaC), ma sospese. Ovvero, la Regione Calabria trasferisce a Ferrovie della Calabria, annualmente, risorse economiche necessarie al mantenimento, seppur minimo, dell’infrastruttura ferroviaria (che poi ciò non sia stato fatto in questi anni, è un problema che abbiamo posto più volte all’attenzione delle figure istituzionali preposte). Assieme al Comitato Pro-Taurensi, in tempi più recenti, abbiamo organizzato escursioni didattiche lungo le due linee Gioia Tauro – Cinquefrondi e Gioia Tauro – Sinopoli, abbiamo organizzato lo scorso anno l’intera pulizia della stazione di Cinquefrondi, a spese dell’Associazione e del Comitato, grazie anche alla grande disponibilità di Ferrovie della Calabria srl che ha messo a disposizione un piccolo carrello ferroviario da utilizzare per lo spostamento degli attrezzi che abbiamo utilizzato per la pulizia del piazzale di stazione e della ritinteggiatura del fabbricato viaggiatori e dei cancelli.
E non è tutto: grazie a tutte queste iniziative e soprattutto grazie alla costante interlocuzione con le istituzioni, in primis regionali che hanno colto il nostro appello (ed anche in questo caso va citato il forte impegno dell’ex Assessore alle Infrastrutture Roberto Musmanno), sono stati destinati alla salvaguardia delle Ferrovie Taurensi oltre 350.000 € per l’avvio di un parco velorail, più risorse aggiuntive che saranno investite in accordo con il comune di Cinquefrondi, per il recupero per fini museali della storica piattaforma girevole della stazione di Cinquefrondi, che possa preservare la vocazione ferroviaria delle due linee, in attesa del concretizzarsi del nostro reale obiettivo, condiviso con il Comitato Pro-Taurensi e con il nostro socio onorario nonchè ex consigliere regionale Giuseppe Pedà, che è quello di realizzare una moderna tramvia o metropolitana di superficie al servizio dei popolosi centri della Piana di Gioia Tauro. E proprio questo importante progetto, su spinta di Giuseppe Pedà, è stato inserito nel programma elettorale della neo Governatrice Jole Santelli.         
E di certo, nel frattempo, non siamo stati fermi: lo scorso 14 dicembre abbiamo testato per la prima volta il nostro prototipo di ferrociclo alla stazione di Palmi, riportando sui binari delle Ferrovie Taurensi un rotabile ferroviario dopo quasi 9 anni. Anche in questo caso, si è trattato di un’iniziativa congiunta con il Comitato Pro – Taurensi e sostenuta dalla Federazione Italiana delle Ferrovie Turistiche e Museali oltre che dall’Alleanza per la Mobilità Dolce, organizzata grazie alla grande disponibilità del Comune di Palmi che, teniamo a ricordare, è l’ente Capofila di un ambizioso progetto presentato ad INVITALIA e denominato “La Via degli Ulivi”, relativo proprio alla valorizzazione turistica della tratta ferroviaria Palmi – Sinopoli, assieme a tutti i Comuni serviti dalla tratta. In contemporanea, a dicembre, giungeva per le Ferrovie Taurensi una ulteriore notizia storica, realizzatasi grazie alla collaborazione tra la nostra Associazione e la Soprintendenza di Reggio Calabria che ha svolto un lavoro di catalogazione e di rilievo: entrambe le linee, per intero, da Gioia Tauro a Cinquefrondi e da Gioia Tauro a Sinopoli, sono state vincolate in tutte le parti: infrastruttura ferroviaria, opere d’arte, fabbricati. Non è vero, come scritto nell’articolo, che si tratta di un patrimonio non censito. Si tratta di un patrimonio censito eccome, ma soprattutto vincolato dal MIBAC! In pratica, non si può rimuovere neanche un sasso della massicciata, da queste linee ferroviarie, e chi lo dovesse fare, compie un reato estremamente grave, come nel caso dei criminali che hanno trafugato le rotaie su un tratto della Gioia Tauro – Cinquefrondi alcune settimane fa (si è trattato di un solo caso in tempi recenti, in realtà).        
Inoltre, cogliamo l’occasione per anticipare che, assieme al Comune di Palmi che ha dimostrato grande disponibilità, competenza e sensibilità nel recupero di queste strade ferrate, è in corso di organizzazione in occasione della Giornata Nazionale delle Ferrovie Non Dimenticate (il prossimo 21 marzo), un nuovo evento di sensibilizzazione assieme al Comitato Pro-Taurensi, che vedrà anche l’effettuazione di nuove corse prova con il prototipo di ferrociclo, con l’obiettivo ormai vicino della realizzazione entro l’anno del primo parco velorail d’Italia, iniziando dalla tratta Palmi – Gioia Tauro e “ribaltandolo” da Palmi verso Sinopoli quando, come auspichiamo, il servizio ferroviario ordinario (seppur in veste tramviaria, come più volte ribadito) verrà riattivato tra Gioia Tauro e Palmi e tra Gioia Tauro e Cinquefrondi.  
Ecco, di tutto ciò, forse, si poteva anche parlare nel servizio in questione che, ribadiamo, aveva sicuramente un fine nobile e condivisibile, ma riteniamo dovesse essere strutturato diversamente, proprio perché, finalmente, grazie all’impegno congiunto di associazioni, Regione Calabria, Ferrovie della Calabria, Comuni e Soprintendenza di Reggio Calabria, un futuro positivo (che non sarà mai rappresentato una pista ciclabile) si sta delineando per le Ferrovie Taurensi.

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